Rosai. Capolavori fra le due guerre (1918-1939). Ediz. a colori

Riferimento: 9788892800007

Editore: EDIFIR
Autore: Faccenda Giovanni
Collana: Arte. Classici / Monografie / Studi
In commercio dal: 27 Novembre 2020
Pagine: 144 p., Libro in brossura
EAN: 9788892800007
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Descrizione

La guerra, la prima grande guerra mondiale, aveva trasformato lui, Ottone Rosai, e una moltitudine di ragazzi suoi coetanei in uomini fatti, definitivamente adulti, nonostante l'apparenza fisica e l'età, giovane, ormai soltanto per l'anagrafe. Nel suo caso, lo spilungone ardimentoso che, prima di essere arruolato e partire per il fronte, si era guadagnato fama di teppista nella Firenze diladdarno, il mutamento comportamentale, originato da quell'annoso conflitto, non era parso ai più così evidente. Sebbene la guerra, vissuta da protagonista, lo avesse segnato profondamente, non aveva tuttavia modificato i caratteri distintivi di un'indole, la sua, ove continuavano a risiedere le passioni, i turbamenti e le inquietudini di sempre. Era diventato uomo in fretta, Rosai, al pari di una generazione. I tempi delle bravate, delle cazzottate e degli accapigliamenti, invece, svaniti da un pezzo. Fra il 1918 e il 1919 aveva ripreso a dipingere in modo saltuario: qualche quadro di tardivo vezzo futurista (Follie estive, n. 1 in cat.) e, soprattutto, piccole - per dimensioni - nature morte: risultanze nelle quali è già possibile apprezzare ricercatezze artigianali negli impasti e talune gradazioni cromatiche dal sapore antico. Ora l'amicizia, il conforto, gli incoraggiamenti di Soffici, suo interlocutore preferito, gli sono basilari: «I consigli non erano mai troppi e più di una volta, senza palesarlo a nessuno, partendo da Firenze verso le tre della notte, e cioè dopo essere stato in compagnia di uomini intelligenti, ma scarsi di umanità, andavo a trovare il mio maestro al Poggio a Caiano... In quella geniale fucina passai i giorni più belli della mia giovinezza. Il più delle volte, entrato accorato e deluso, ne uscivo leggero fino a sentirmi tentato di volare. Ognuna di quelle spinte è valsa a darmi le possibilità, sia pure minime, che oggi sento di avere.» In coincidenza di un legame cimentato da affetto reciproco, ordini condivisi e orientamenti comuni, non è difficile fra l'altro intravedere l'inizio di quel genere di modernità che assurge, risalendovi, alla lezione di Cimabue, Giotto e Duccio di Buoninsegna, per trovare, infine, nel realismo di Masaccio - almeno per Rosai - una più palpitante discendenza artistica.
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